Aggiornamento di Lunedi 26 Ottobre Ore 15.15
Buon pomeriggio a tutti.
Giorno dopo giorno le nubi fanno sempre più fatica a formarsi e a essere protagoniste. L'atmosfera si sta progressivamente stabilizzando e il sole comincia ad avere la meglio, grazie anche a una rimonta anticiclonica sulla nostra penisola.
In questa situazione di relativa calma, e su richiesta di alcuni utenti del gruppo, oggi vorrei dedicare qualche parola alla temperatura superficiale del nostro mare.
Prima, però, una considerazione.
Le sensazioni personali sono inevitabilmente soggettive. Quando entriamo in acqua percepiamo la temperatura di un punto preciso del mare, in un determinato momento della giornata, pur restando osservazioni legittime, non possono rappresentare le condizioni termiche di un intero bacino marino.
Quello che dobbiamo osservare è l'insieme del nostro mare, la temperatura che mediamente mantiene sulla sua superficie, perché è proprio lì, all'interfaccia tra acqua e atmosfera, che avvengono gli scambi di calore e umidità capaci di influenzare anche i processi convettivi.
Ho quindi elaborato i dati di temperatura superficiale del Mar Ligure e di parte dell'alto Tirreno, all'incirca fino al Golfo di Follonica.
Per cercare di capire quanto sia diverso il nostro mare dagli anni passati ho utilizzato i dati Copernicus, ho calcolato la media giornaliera del trentennio 1996–2025, ricavandone una curva climatologica annuale.
A questa ho sovrapposto l'andamento delle temperature giornaliere del 2026, per il periodo attualmente disponibile, fino al 26 settembre.
Per avere un ulteriore termine di confronto ho inserito anche la climatologia del trentennio 1991–2020, spostatmi quindi indietro di cinque anni rispetto al precedente.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Nei dati elaborati, dal 1° giugno al 26 settembre 2026, la temperatura superficiale del mare è risultata mediamente:
- 2,86 °C superiore alla media 1996–2025.
- 3,18 °C superiore alla media 1991–2020.
Sono anomalie molto importanti, che meritano attenzione.
E attenzione: oggi non voglio affrontare il problema climatico, che naturalmente esiste ed è fondamentale, oggi vorrei concentrarmi soprattutto sulle possibili conseguenze meteorologiche, quelle che possono riguardarci nell'immediato.
Un mare molto caldo può mettere a disposizione dell'atmosfera maggiori quantità di calore e umidità, contribuendo, quando le altre condizioni sono favorevoli, ad alimentare fenomeni convettivi anche intensi.
Questo non significa che un mare più caldo produca automaticamente temporali violenti. Entrano in gioco numerosi altri fattori, dalla circolazione atmosferica ai contrasti termici, fino alla distribuzione dei venti alle diverse quote.
Ma quella linea arancione del grafico non possiamo considerarla solo statistica perché quella linea incide e inciderà sul meteo di “domani”
Pensiamo a quanto accaduto a Castiglioncello venerdì scorso, con un fenomeno che stiamo ancora cercando di classificare correttamente, distinguendo tra tornado e downburst. Oppure agli eventi che hanno interessato l'Isola d'Elba una settimana prima.
Possiamo affermare che senza quelle temperature marine così elevate gli eventi non si sarebbero verificati? No, non possiamo.
Possiamo però chiederci se un mare meno caldo avrebbe potuto mettere a disposizione meno energia e umidità, contribuendo eventualmente a fenomeni meno intensi.
È una domanda scientificamente legittima, alla quale servono analisi approfondite per rispondere e qui brancoliamo nel buio.
Quanto stiamo facendo, concretamente, per conoscere meglio questi fenomeni e migliorare la prevenzione sul nostro territorio?
Qualcuno ha letto di iniziative specifiche? Di programmi di informazione rivolti ai cittadini? Di un rafforzamento sistematico delle osservazioni meteorologiche locali?
Nel nostro piccolo ci proviamo, ma troppo spesso troviamo porte che sono chiuse con sette “mandate”. E allora si ricomincia, senza arrendersi.
Forse faccio peccato a pensarlo, ma a volte ho la sensazione che questi argomenti non portino abbastanza “consensi”, anzi, forse è proprio il contrario: mettono il dito nella piaga, evidenziando problemi, criticità e responsabilità che…….. meglio non parlarne troppo.
Non è una polemica fine a sé stessa.
Studiare quello che è successo ieri significa provare a comprendere meglio quello che potrebbe succedere domani.
E conoscere il nostro territorio, anche attraverso una rete meteorologica sempre più capillare, significa contribuire alla sicurezza di chi ci vive, e chi ci vive deve essere informato,
Buona giornata e grazie davvero a chi ha avuto la pazienza di leggere fino in fondo.
Allego i grafici che ho descritto. Come sempre, sono benvenuti commenti, osservazioni e anche critiche, purché educati e costruttivi.
Se qualcosa non è chiaro, chiedete pure.
Meteogruppo APS