Aggiornamento di mercoledì 19 Agosto ore 14.15
Buon pomeriggio a tutti.
Quando i modelli matematici non riescono a descrivere con sufficiente precisione l’evoluzione dell’atmosfera, soprattutto su scala locale, bisogna necessariamente affiancare ai loro risultati l’esperienza, l’osservazione e la valutazione umana.
Perché scrivo questo?
Qualche giorno fa dissi che stavamo attraversando territori in parte inesplorati. Finché le condizioni sono rimaste relativamente stabili, abbiamo potuto procedere quasi a vista: attorno a noi non sembravano esserci pericoli immediati capaci di coglierci di sorpresa.
Adesso, però, siamo arrivati ai margini del bosco; anzi, direi ai margini di un vero e proprio ginepraio, inevitabilmente dobbiamo entrarci, non abbiamo alternative.
Non me ne vogliate, ma tra la sera di domani e tutta la giornata di venerdì, sulla base dello scenario meteorologico attuale, personalmente vedrei una larga presenza del colore arancione sulla nostra regione.
Nelle aree a nord della foce dell’Arno, procedendo verso la Liguria, non escluderei neppure condizioni localmente compatibili con criticità ancora più elevate.
Questa, è bene precisarlo, è solo una mia valutazione e non un’allerta ufficiale.
Per il rischio temporali, inoltre, il sistema nazionale di allertamento non prevede il codice rosso: il livello massimo specifico è l’arancione.
La probabilità di temporali molto forti sembra aumentare procedendo verso nord.
Le coste potrebbero risultare maggiormente esposte al passaggio o alla formazione di sistemi temporaleschi, mentre nelle zone interne potrebbe essere relativamente maggiore il rischio di grandine,
“possibilità”, tuttavia, è la parola fondamentale.
I fenomeni convettivi possono essere previsti in termini di ambiente favorevole, probabilità di formazione e intensità potenziale, ma non possono essere localizzati con largo anticipo e con precisione.
Il punto esatto di innesco diventa spesso individuabile soltanto quando la convezione ha realmente inizio, attraverso radar, satelliti, fulminazioni e osservazioni in tempo reale.
Questo è uno di quei casi nei quali l’allerta preventiva, pur essendo doverosa, dovrebbe essere accompagnata da una seconda fase di monitoraggio e comunicazione operativa: una sorta di sistema di “allarme” o nowcasting rivolto alle zone nelle quali i fenomeni stanno effettivamente nascendo o intensificandosi.
Senza questo secondo passaggio, un’allerta molto estesa rischia di essere poco efficace: mette in guardia tutti, ma non consente di capire in tempo utile dove il pericolo si stia concretizzando.
Personalmente — ma non sono un sindaco e la decisione spetta alle autorità competenti, sulla base dei piani comunali di protezione civile — aprirei il COC fin dalle prime ore di venerdì mattina. Anche a costo di trascorrere la giornata a guardarsi negli occhi perchè il territorio comunale non è stato interessato da eventi estremi.
So che una simile scelta ha un costo, ma la prevenzione, la prontezza operativa e soprattutto la dimostrazione di presenza e vicinanza alla popolazione hanno un valore difficilmente quantificabile.
Insomma, ho scritto quasi un poema senza formulare una previsione puntuale, semplicemente perché, a livello generale, lo scenario resta quello descritto ieri.
Provo a riassumerlo.
Una saccatura atlantica, associata ad aria relativamente fredda in quota, affonda verso il Mediterraneo centro-occidentale. Non si tratta semplicemente di “aria fredda che scorre sopra un mare caldo”, ma dell’interazione tra più ingredienti: l’ingresso in quota di aria più fredda e ciclonica, che aumenta l’instabilità atmosferica; la presenza nei bassi strati di aria molto calda e umida e da settimane la stiamo vivendo sulla nostra pelle; un Mediterraneo molto caldo, capace di fornire grandi quantità di calore e vapore acqueo; l’attivazione di un richiamo meridionale umido tra il Tirreno e il Mar Ligure; forti correnti in quota e una significativa variazione del vento con l’altezza, cioè il wind shear, che possono favorire temporali più organizzati e persistenti; convergenze dei venti in prossimità delle coste e dei rilievi, capaci di concentrare ulteriormente i fenomeni.
La combinazione di questi fattori può favorire precipitazioni molto intense, grandine, frequente attività elettrica e forti raffiche discendenti.
Ce n’è abbastanza per tenere aprire barattoli di vernice dai colori molto accesi.
Allego la stessa carta pubblicata ieri, aggiornata a oggi: mostra il cumulato di precipitazione previsto dal modello su larga scala nelle 36 ore comprese tra le 12 di domani e la mezzanotte di venerdì.
In alcune aree compaiono anche valori puntuali nell’ordine dei 200–300 millimetri. Non devono essere letti come quantitativi certi né come una previsione precisa per una determinata località: rappresentano piuttosto un segnale modellistico estremo, da valutare confrontando più elaborazioni e seguendo costantemente gli aggiornamenti ufficiali.
La situazione richiede e richiederà molta attenzione, prudenza e aggiornamenti continui.